Il viaggio di ritorno

Questa è la storia di un viaggio di ritorno.

Il biglietto di andata è stato timbrato diciassette anni fa.

Sono stata la prima volta a Milano per il colloquio di un master tanto desiderato.

E mi sono bastati due giorni per tornare a casa con una consapevolezza: ero stata in un posto dove ognuno poteva essere se stesso. E diventare ciò che desiderava.

Qualche mese dopo, mi ci trasferivo.

Sentendo Milano come un posto che mi avrebbe accettata per quella che ero, e di sicuro avrebbe avuto qualcosa per me, qualsiasi cosa sarei stata e diventata.

E così è stato.

Ho avuto ventisei anni, poi trenta, trentacinque, quaranta e oltre.

Sono stata studentessa di un master, stagista, cameriera nei weekend, una copywriter junior, senior e poi freelance.

Sono stata una coinquilina, collega, amica.
Sono diventata madre.

Sono stata – e sono – Valentina, vivendo tutte le vite che mi sono state messe a disposizione.

La lontananza dalla famiglia d’origine ti toglie molto, ma ti fa anche un regalo.

La possibilità di chiederti chi sei quando gli altri muri portanti della casa in cui sei cresciuto non sono più accanto a te.

Non è stato semplice, ma è stato importante capire chi sono.

Diventare me stessa, imparare a dire no; prendere decisioni anche quando sai che non piaceranno a chi ti vuole bene. Faccio il lavoro che sognavo di fare e per cui sono arrivata qui. Sono diventata madre a 37 anni perché l’ho voluto, non perché non diventasse troppo tardi o perché così si fa.

Ho una casa, che resta qui. Un pezzo di Milano con il tetto, piccolo, ma tutto mio e di chi amo. Un tetto sotto il quale si accumulano, come palloncini gonfiati a elio, infinità di ricordi di una giovane donna, di una giovane coppia, di una giovane famiglia.

Nelle strade del quartiere che ho sempre abitato, appartengo a una comunità fatta di persone incontrate tutti i giorni, la cosa più simile a una famiglia quando i parenti sono lontani. Un quartiere di periferia in cui pulsa un grande cuore: una scuola dell’infanzia che rende questa città un luogo meraviglioso agli occhi dei bambini anche se giocano sull’asfalto, esplorano tra il cemento e cercano insetti in un bellissimo giardino nascosto da grandi palazzi.

Qui ho degli amici, una è arrivata con me; uno l’ho inseguito.

Una mi ha raggiunta anche se praticamente non mi conosceva.

Uno non c’è più, ma è come se ci fosse sempre.
Uno vive da remoto.

Un’altra l’ho conosciuta qui, ma è come se la conoscessi da sempre.

Una è andata via prima di me – “spezzandomi il cuore” come sto facendo io con chi resta – ma è presente in ogni angolo, via, canzone, aneddoto, autobus della mia vita in questa città.

Negli anni, diciassette sono davvero tanti, mi sono sentita chiedere tante volte: ma come fai a vivere in quella città grigia?

E ogni volta avrei voluto rispondere: se la vedi solo grigia, il problema è tuo.

Per me Milano è rossa, come la passione di coloro che arrivano qui per realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni; è blu, come il fiume di persone che l’attraversa tutte le mattine.

L’ho vista brillare quando uscivo di notte e tornavo la mattina seguente.

Milano è arcobaleno; Milano ha ogni sfumatura del colore della pelle di chi la vive e l’alimenta.

Dicono che puoi togliere un pugliese dalla Puglia, ma non la Puglia da un pugliese, forse è per questo che l’amore l’ho trovato proprio lì dove sono nata e cresciuta.

Quando il mio compagno, conosciuto durante le ferie, mi ha detto che si sarebbe stabilito a Milano, io gli ho  risposto: fallo solo se lo vuoi davvero; perché Milano non è una città semplice. Sa dare tanto, ma chiede ancora di più.

Verità che chiunque sia passato di qui può confermare.

I traguardi professionali hanno richiesto impegno, fatica, ambizione, a tratti abnegazione.

Noi professionisti del mondo della comunicazione, quando usciamo dal lavoro alle 18.30 ci sentiamo chiedere se stiamo facendo mezza giornata; non sappiamo cosa siano gli straordinari e, nei primi anni di lavoro, abbiamo davanti a noi una gavetta infinita fatta di stage pagati meno delle stanze che affittiamo.

La svolta spesso arriva quando ti licenzi e decidi di diventare freelance, come nel mio caso.

Solo che poi nel frattempo sei diventato genitore e non hai diritto a congedi, permessi e malattia del bambino. E hai meno punteggio nelle graduatorie dei nidi, se c’è posto nei nidi.

I rapporti umani non vanno solo coltivati, come è giusto che sia. Vanno costruiti a tavolino e con l’agenda alla mano; a volte anche in maniera artefatta; per forza, perché si deve. Perché sennò si resta soli.

I costi, in quasi vent’anni li ho visti lievitare e ultimamente ho visto anche fette d’anguria costare 10 euro. Comprare una casa è diventato difficilissimo, cambiarla quasi impossibile se non spostandosi fuori dalla città.

Tutto questo è servito? Sì.

Lo rifarei? Assolutamente sì, dal primo all’ultimo giorno. All’idea di lasciare Milano, in questi giorni ho pianto tutte le lacrime che possedevo.

C’è qualcosa che Milano, nel bene e nel male, non è riuscita mai a darmi? Sì, il mare.

Ed è per questo, che con una buona di dose di Lombardia che per sempre mi scorrerà nelle vene, me lo vado a riprendere.